Vinti di guerra
E così siamo in guerra, di nuovo.
E contro l’Art. 11 della Costituzione (che ha una sola eccezione, in cui si parla di “ordinamento” e non certo di questo caos), contro la crisi economica, contro la logica, contro la pace, contro la diplomazia e soprattutto contro l’umanità.
Ma forse dovevamo cancellare o esorcizzare l’oscuro dramma di Ustica o vendicarci per i sempre più numerosi barconi di profughi o forse perfino vendicare, come interposta persona conto terzi, la strage di Lockerbie, forse dovevamo assicurarci un rubinetto di gas ed una condotta di petrolio; forse ci ha spinto l’onore tra nazioni ad aiutare gli alleati in questa sporca operazione di pulizia, o forse uno scatto d’orgoglio di presenza e peso internazionale.
Sta di fatto che i nostri quotidiani riportano simili comportamenti cooperativi e/o di “coalizione”, applicati in scala sociale molto minore (ma non per questo meno eticamente importanti), e li bollano senza perifrasi come “aggressioni del branco”.
Perché, diciamocelo pure, questo è successo, e senza perifrasi.
Per rafforzare questa mia posizione di “non intervento”, c’è da dire che abbiamo partecipato all’aggressione di una nazione sovrana (dal governo discutibile sì, ma sovrano comunque) in nome di una non ben identificata “difesa della libertà” e/o “lotta all’oppressore” e/o “protezione della popolazione” , tutte parole che non sono state usate che so, per il Darfur e/o il Sudan, ma utilizzate e giustificate in Iraq ed in Afghanistan hanno avuto (ed hanno) conseguenze ed effetti devastanti anche per l’Italia.
Perchè in una guerra non ci sono vittorie e sconfitte, ma solo vinti.
Perchè in una guerra non ci sono vittorie e sconfitte, ma solo vinti.
Insomma, cui prodest? C’è qualcuno che sa rispondermi, o ancora una volta la nostra politica (nazionale ed internazionale) dimostra di essere un’armata Brancaleone che naviga a vista e con gli occhi chiusi?
Co-blogger 1
Commenti
Posta un commento