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Considerazione sulla considerazione

Seguendo a volte i telegiornali di varie emittenti, ho avuto sempre l’impressione che, in ambito di notizie della e sulla politica, qualcosa stonasse. Mi sorprende infatti l’accanimento mediatico verso il politico che entra o esce dalle stanze del Palazzo, il nugolo di microfoni che assedia l’Onorevole di turno, le frasi smozzicate che gli si carpiscono, i bodyguard che osservano torvamente la folla. Mi chiedo: cosa accadrebbe e cosa penserebbe di sé e del suo ruolo un uomo politico se non trovasse nessuno a pendere dalle sue labbra? Se si trovasse ad entrare ed uscire dai luoghi del potere nell’indifferenza generale? Se fosse lui a dover cercare i giornalisti per comunicare il suo pensiero ed avere un po’ di attenzione? Immaginate la scena: l’Onorevole Xxx, dopo aver lungamente discusso e battagliato con i suoi colleghi per questioni nazionali,  si sente pronto a raccontare con veemenza al popolo i suoi per come e perché di certe scelte sue e/o del suo partito. Esce in stra...

Lingue pericolose

E' questo un tempo di Intelligenza Artificiale (detta brevemente AI) e, soprattutto in Internet, c'è un fiorire di iniziative, analisi, commenti, articoli e sorprese; le reti neuronali, il deep learning, il Big Blue eccetera sono considerati l'avanguardia della tecnologia e dello sviluppo, argomenti "cool" su cui investire risorse pubbliche e private, e umana genialità. Però qualche voce preoccupata si è già sentita: ci hanno messo in guardia il ricchissimo Bill Gates ex-windows, il co-fondatore di Apple Wozniak, l'astrofisico S. Hawking ed anche E. Musk, imprenditore di tecnologie all'avanguardia; tutti perplessi sia dell'accantonamento del lavoro umano sia della possibilità che le macchine ipertecnologiche possano prendere il controllo della società. In effetti, a tutt'oggi, questi pericoli sono alquanto limitati: spariranno certamente i lavori manuali usuranti ma ancora il QI delle macchine non è elevato e quindi pericoloso. Da tempo, però, una ...

Orgia di dati!

Leggevo poco fa di qualcuno in America che dichiarava “oggi la privacy assoluta non è più possibile”. C’è da dire però l’umanità si è evoluta solo perché siamo animali sociali dalla privacy condivisa e che in qualche modo sono istintivamente portati alla cooperazione. Abbiamo iniziato a farlo da ominidi per procurarci il cibo, abbiamo continuato a farlo per poter sviluppare agricoltura e civiltà, lo facciamo oggi perché siamo ormai in una società dipendente dalla interconnessioni, continueremo a farlo senz’altro in futuro. La nostra forza comune, in realtà, si è ora rivelata una debolezza del privato: se fino a qualche decennio fa era possibile “sparire” semplicemente allontanandosi dalla civiltà occidentale e rifugiandosi in qualche remoto paese, oggi non è assolutamente possibile farlo: tra cellulari, GPS, telecamere, documenti e frontiere, siamo sempre rintracciabili e spiabili a nostra insaputa. Il cambio di identità (con i relativi documenti) non risolve il problema: saremo sempli...

Segnali?

Seguendo un articolo su una rivista di scienze, mi sono imbattuto su una notizia  marginale e di relativa importanza che però mi ha fatto suonare un campanellino interiore. Si tratta della scoperta che gli ultimi mammuth lanosi, che erano rimasti isolati in un’isola della Siberia qualche migliaio di anni fa, si sono estinti per una serie di concause tra cui il “tracollo genetico”. Se non ho capito male, ad un certo punto della loro evoluzione ristretta, qualcosa nel meccanismo di riparazione genetica (che permette l’eliminazione di quasi tutti gli errori nel trasferimento del DNA ereditario) ad un certo punto si è bloccato e nelle generazioni successive si sono accumulati errori nella replicazione che ha creato geni sbagliati, inefficienti o senza senso. In pratica, le “istruzioni per costruire un mammuth” erano inesatte ed i nuovi “modelli” funzionavano male. A parte il mio discorso poco tecnico, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la certezza che la Natura (o, per esse...

Finito lo iato?

Da molto tempo ripensavo a riprendere questi miei discorsi. Mi ero fermato perché mi sembrava di parlare nel vento di una landa desolata, circondato di nebbia e rumore; chissà, mi chiedevo, se è stato utile a qualcuno riflettere selle mie fantasie, se e a chi mai serviranno le mie parole.  Ci ho pensato, arrivando ad una consapevolezza: non servono a nessuno, tantomeno a me! E forse è proprio questa la loro forza Passerò un po' di tempo a rileggere questi miei vecchi appunti sparsi, farò un sospiro per come ero, cercherò di scrivere qualcosa di nuovo, sempre sospirando. Staremo a vedere F.to Co-blogger 1

...che non si arrende

Sono per la libertà di parola, di pensiero e di stampa, ma da adesso, entro un certo margine! Ma come si può citare qui e lì con leggerezza quasi scioccante, nei discorsi più insulsi : Bukowski, Majakovskij, Allen, Dante e per i più raffinati anche Hikmet, e chi più ne ha più ne metta! Mi vergogno dei politici italiani, mi domando chi mai li ha potuti votare ma poi, mi giro un secondo e ... dura e amara verità... senti la gente che ripete detti latini storpiando le parole, citazioni bibliche rimescolate a frasi di Moccia, elogi ai nostri ministri e insulti razziali per coloro che forse è vero, con un po' troppa insistenza cercano di vendere un pacco di fazzoletti o delle rose, ma infondo stanno solo lavorando! Ma forse tutto questo è normale, o forse sono solo io stra-vagante. Questi 150 anni Italia, fino ai primi del '900 non li hai dimostrati per niente, ma poi ... direi che sembri vecchia e ferita. Stavolta citerò io dei versi di una canzone per la nostra amata patria: Viva ...

Privati della privacy

Ogni luogo (e modo) in cui si vive ha sempre qualcosa che non ci piace e che ci fa illudere dell’esistenza di posto (e modo) migliore e perfetto. Chi vive in città si lamenta del traffico, del caos, della sporcizia, dei lavavetri al semaforo e delle code agli uffici, dello smog e della promiscuità; il cittadino dice sempre, sospirando, “Beato te…” quando discute con chi vive in provincia, invidiandone l’aria pulita, il silenzio, la solidarietà, l’ambiente “naturale” e tutte le altre cose a misura d’uomo. Chi vive in provincia invece, sempre si lamenta dei pettegolezzi, della noia, delle distanze, degli insetti, del troppo meteorico (troppa pioggia, troppo sole, troppa nebbia ecc. ecc.) invidiando con un sospiro il cittadino per gli stimoli, per le luci, per l’allegria, per le comodità. Questo è un normale aspetto della naturale insoddisfazione umana, forte elemento motore sia della civiltà che dell’inciviltà, del progresso e dell’ignoranza. Argomento costante in queste lamentele abit...