Cultura incolta
Stiamo passando dei tempi strani, duri e confusi, molto simili al travaglio di un parto da cui ci aspettiamo qualcosa di diverso e, possibilmente, di migliore.
La comunicazione globale e totale che ci viene addosso ci travolge, senza darci il tempo di filtrarla e criticarla, subito sostituita da altre comunicazioni, a loro volta incalzate da altre notizie che reclamano attenzione; stiamo scoprendo che il mondo si muove più in fretta del nostro sguardo e se fino a qualche decina di anni fa potevamo guardarci intorno e fissare l’attenzione su ciò che ci interessava, ora gli avvenimenti pretendono di essere TUTTI interessanti e ci assalgono come cavallette spuntando inarrestabili da tutti quegli oggetti che, connessi tra di loro, vomitano più notizie (e video e musica e curiosità e finzioni e mode e pubblicità e “social” e storie e storielle) di quanto possiamo gestire (e capire e valutare e utilizzare e scartare e condividere e ricordare).
La situazione di questo mondo connesso, variopinto, invadente e logorroico è esattamente quella di una biblioteca universale, totale ed indifferenziata in cui tutti i libri, le riviste, i film sono tutti in un unico sterminato salone che è tutto uno scaffale, hanno tutti lo stesso identico formato e lo stesso identico dorso. Non c’è spessore, non c’è indicazione, non c’è altro modo di conoscere il contenuto se non leggere un sibillino titolo oppure tirar fuori il libro (o il film o la storia o la canzone o il diario o i vaneggiamenti) e dargli uno sguardo.
E qui sta la trappola (che è identica allo zapping televisivo): siamo tutti così curiosi che SEMPRE ci lasciamo abbindolare da qualcosa che non ci aspettavamo, ci sorprende e alla fine ci irretisce (la serendipity è ben altra e alta cosa!); crediamo di sapere di più e di ritrovarci migliori partendo da una ricerca sulla situazione nucleare del Giappone e poi, tra link subdolamente interconnessi, ci troviamo inconsciamente a saltare e svolazzare con leggerezza (e quindi senza profondità) tra una ricetta di una nonna giapponese, un video hard orientale, una canzone etnica, un notiziario locale, un video virale, la recensione dei goal, le immagini efferate di un delitto, un blog autocentrato, la mail piena di spam, il gossip su una star, il trailer di un film e le calunnie politiche.
Alla fine del giro, dopo esserci staccati con difficoltà dallo schermo (o dal cellulare o dalla televisione o dal riproduttore) ricorderemo, di ciò che abbiamo ammirato per circa un’ora, pochi secondi (e per pochi secondi).
Ricordiamoci sempre che “La cultura è ciò che ci rimane dopo che abbiamo dimenticato tutto”; io aggiungerei che forse, di questi tempi, DOBBIAMO dimenticare tutto ciò che ci assale per poter restare con un po’ di cultura!
Devo dire che in questo sono fortunato, avendo due caratteristiche contrastanti che si rinforzano: ho una certa età ed una certa curiosità. Questo fa in modo che la mia voglia di sapere e conoscere mette a dura prova i miei ormai stanchi neuroni i quali, per legittima difesa, lasciano cadere gran parte di quegli stimoli che ormai arrivano in quantità eccessiva da una quantità eccessiva di strumenti.
Ma, pur considerandomi personalmente salvo, rimango perplesso (e un po’ preoccupato, devo dire) riflettendo su chi è più giovane di me ed ha capacità cerebrali integre: per quanto durerà questa integrità?
Come evolve un cervello che riceve troppi stimoli? E soprattutto, che cosa sarà considerata “cultura” quando letteralmente si affoga nel troppo sapere intorno al nulla? C’è, tra chi è giovane, qualcuno disposto a trasformare in “intellettuale” il proprio cervello quando è così comodo (e soddisfacente e facile) averlo semplicemente “in rete” (qualsiasi cosa voglia dire!)?
Ci sarà qualcuno disposto, per puro piacere di cultura e di vera condivisione, ad imparare un libro a memoria prima che questo diventi riassunti, video, fiction, film o merce proibita?
Ragazzi, c’è qualcuno di voi che alza lo sguardo da ‘sto maledetto schermo, lo posa su una pagina di un qualsiasi classico (di carta, please!) e si innalza fino a capirlo?
Ragazzi, non mi (vi) deludete!
Co-blogger 1
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