'sti figli di ...

Non sono giovanissimo.
Ho avuto una vita che, pur non essendo stata mai turbolenta, è stata piena e densa (nel bene e nel male, ovviamente); mi è piaciuta, mi continua a piacere ed una parte piacevole di questo piacere, per me come per i molti che hanno intensamente vissuto, è data dai ricordi.
Devo dire che contemporaneamente mi rallegra e commuove riportare alla superficie del presente volti, azioni, dolori, affetti e rimpianti che m’hanno segnato l’esistenza. Niente paura, però, non uso il mio vissuto per ammaestrare i viventi più giovani né per “spararmi le pose” e mitizzare il tempo alle mie spalle
Mi metto quieto in un angolo, fisso silenziosamente il vuoto e mi immergo in questa apnea di immagini più o meno distinte, rimanendo sordo al rumore del presente.

A volte questi ricordi sono la marea incontrollabile di una diga che cede, e la crepa iniziale che scatena il crollo è un profumo o una canzone.
Ma se è difficile incontrare “quel” preciso profumo che illumina il passato (la memoria nasale è molto selettiva), per la canzone è tutta un’altra cosa.
Bastano tre note, un paio di accordi di chitarra, un ritmo particolare ed eccoci immediatamente proiettati nelle storie della nostra storia, un salto mortale all’indietro con cui atterriamo proprio nel mezzo delle prime feste con il batticuore dell’altro sesso, alle estati bollenti di sole e di amore, ai cortei di rabbia e passione, alla chitarra tra spiaggia e falò, a quella particolare persona in quel particolare momento.

Non credo sia solo una mia coincidenza, ma tutte le ragazze che ho amato (e da cui lo sono stato) le individuo con una canzone. Magari era quella di moda in quell’estate soltanto, magari era decisamente insulsa, magari mi vergognerei a canticchiarla oggi … ma all’epoca era la matita rossa indelebile che sottolineava le prime parole d’amore dette ed ascoltate, il mio cuore che sfondava il petto per raggiungere uno sguardo, un passo, una mossa felpata e incantevole che mi riempivano gli occhi.
E poi ci sono state le canzoni gridate nelle piazze, parole politiche e sociali che si intrecciavano a ritmi caraibici e che davano la consapevolezza di essere forti insieme e di sognare una realtà diversa e migliore.
E quelle cantate sulla spiaggia, circondando il fuoco di rumorosa allegria e le ragazze di rumorosa seduzione, facendo rimbalzare le parole tra chi ricordava i testi e chi li sostituiva con “là là là …”, tra chi stonava e chi suonava.
E quelle che, per una particolare coincidenza di testo e musica, marchiavano a fuoco un attimo intenso, un amico scomparso, un figlio appena nato, un amore tradito …

Almeno per me, le canzoni sono state una vera e propria colonna sonora, indissolubilmente legata e causa scatenante dei fotogrammi di un film che solo la mia mente vede.

E’ per questo che ringrazio e sempre ringrazierò quel cantautore italiano che in un suo vecchio brano ha sintetizzato, distillato direi, ogni mia singola sensazione, ogni mio improvviso brivido con la frase bellissima “figli di una vecchia canzone”.
C’è tutto un mondo in questo verso, un mondo passato che ha condizionato la nostra crescita, le nostre scelte e perfino i nostri fallimenti, che ci ha accompagnato nella trasformazione dai sogni che eravamo nella realtà di ciò che siamo; per me e per molti è proprio vero, le canzoni, con il loro impatto di poesia e di commozione, sono state dei surrogati di veri genitori: hanno segnato la nostra vita, ci hanno indicato un percorso, stimolato una speranza, ci hanno fatto riflettere e pensare … in una parola, ci hanno educato!
E, proprio come dei genitori perfetti, l’hanno fatto senza ordini, senza imposizioni, senza punizioni; ci hanno fatto crescere facendosi voler bene e, una volta passati, facendosi ricordare con struggente nostalgia.

Ebbene sì, io sono figlio di una vecchia canzone … e ne sono fiero!

Commenti

  1. Co-blogger 2:

    http://www.youtube.com/watch?v=2iS_7b5xi5U

    Il video è scadente e monotono, ma la canzone merita, e sicuramente si adatta perfettamente a questo post <3

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