Gioventù bruciante
Qualche giorno fa, in una delle mie rare apparizione alla televisione (cioè, nel senso che molto raramente la televisione di casa riesce a vedermi immobile ed attento davanti a lei) ho seguito un’intervista sulla situazione Nord-Africana fatta ad una parlamentare italiana che aveva vissuto lì alcuni anni.
La considerazione che mi ha colpito (ma, pur fidandomi, ancora non ho verificato le cifre) è che la popolazione di tutte le nazioni africane che si affacciano sul Mediterraneo sono composte per circa il 50% da giovani al di sotto dei trent’anni, circa il doppio della percentuale italiana.
Questa è, secondo me, una delle cause sociali che ha innescato il fuoco di rivolta, ancora non domo.
Consideriamo uno di loro: trent’anni, istruzione non elevata, legami familiari, religiosi e sociali (e/o tribali) abbastanza forti, televisione come unico canale ricettivo pubblico, cellulare (ed ora internet) come canale comunicativo privato.
Credo che questi ultimi due punti siano, invece, molto importanti per capire come tutto è iniziato: al di là della propaganda, negli anni passati questi giovani hanno visto in diretta aspetti del mondo che i loro genitori nemmeno sognavano in playback; e non parlo della scoperta del mondo capitalistico: per chi vive in una casa di fango e lamiera (se non in una tenda), o è passato da queste in uno squallido alveare di una degradata città, anche la semplice visione di una casa borghese locale e delle sue comodità è un tarlo che impiega poco a trasformarsi in desiderio, per lenta sedimentazione delle immagini e dei sogni.
Diciamo che nel corso degli anni, la televisione ha aumentato la “pressione interna” dei giovani nordafricani (almeno per ora, soprattutto uomini), trasformando lentamente l’aspettativa di arrivare a “sentirsi adulti” ed entrare nella propria società, in quella di “sentirsi insoddisfatti” dell’essere adulti e per questo desiderare di trasformare “in altro” la società.
“Mutatis mutanda” anche nell’Italia di cinquant’anni fa c’è stata una simile trasformazione “televisiva”; è stata però diversa nel fatto che, non avendo all’epoca modelli stranieri più avanzati da proporre, essa ha semplicemente “accompagnato” l’evoluzione del costume e del desiderio mostrando soprattutto “come” stavano cambiando l’Italia e gli Italiani.
Le televisioni del Nordafrica, invece, hanno mostrato un modello così tanto confortevolmente libero ed avanzato ma anche così distante, irraggiungibile per lenta evoluzione entro i tempi (brevi!) della loro vita, che tutta la popolazione ha improvvisamente preso a “correre” per “rincorrere" questo sogno; a cinquant’anni di distanza questi giovani hanno scoperto il “Tutto e subito” del nostro ’68!
E’ questa la differenza che ha innescato la rivoluzione nordafricana di oggi (poi amplificata dai cellulari, da internet e dai social media): per noi la televisione è stata uno specchio, per loro un cannocchiale!
Ma continuerò questo mio interessante discorso nella prossima enciclica!
Mi sono documentato, e sembra che la popolazione l di sotto dei 30 anni dei paesi nordaficani sia intorno al 35%.
RispondiEliminaCredo che questo cambi poco la questione, anzi forse questa minore percentuale di persone ha agito con ancora più determinazione per smuovere la parte della popolazione più "vecchia".