Oggetti in Cammino


Molti anni fa ho percorso il Cammino di Santiago di Campostella.
Per chi non lo sapesse, questo è un percorso sacro che porta fino alla tomba dell'Apostolo Giacomo, nella parte nord-occidentale della Spagna (proprio sopra il Portogallo). Le vicissitudini dell'Apostolo, della sua morte e del ritrovamento della tomba stessa sono leggendarie ed il carisma di questo luogo è tale che, fino al termine del Medioevo, la cristianità riconosceva solo tre luoghi santi: Gerusalemme per la vita di Cristo, Roma come centro della Chiesa e, appunto, Santiago di Campostella come tomba di Giacomo; e perfino il termine “pellegrino” una volta indicava esclusivamente coloro che per devozione si incamminavano per Santiago (N.d.A Chi andava in pellegrinaggio a Roma era detto “romeo”, chi andava in Terra Santa era chiamato “palmiere”).

Ma non sono andato lì per devozione né per scontare peccati, non sono stato spinto da chiamate divine o voglia di Paradiso; parafrasando un celebre alpinista, sono andato a Santiago solo perchè “quel luogo era lì ad aspettare” e camminare per quasi 800 chilometri per campagne, boschi, paesi, seguendo passi ed impronte che milioni di persone avevano lasciato lungo la strada, mi ha fatto capire che così era stato per tutti quelli che mi avevano preceduto. Potrei parlare per ore ed ore di quelle mie sensazioni, potrei descrivere ogni mio pensiero, potrei provare a trasmettere quell'entusiasmo e quella esaltazione che mi hanno accompagnato; basta dire che ho pianto quando sono salito sul treno del ritorno e che, ad anni di distanza, i ricordi di quel mese magico mi commuovono e mi travolgono ancora.

Lo ammetto, questo pellegrinaggio mi ha cambiato la vita! Sono tornato completamente diverso da quello che ero partito; come molti, avevo acquistato nuove consapevolezze ed avevo perso vecchie certezze: camminare così a lungo mi portava ad ipnotizzarmi col ritmo del passo e del respiro, facendomi galleggiare, assolutamente solo e distaccato, in un mondo ovattato in cui non esisteva altro che i miei pensieri e la mia anima, il mio essere e la mia coscienza. Per un mese ho scavato in me stesso, con tranquillità e senza fretta, abbandonando sul ciglio della strada quei pezzi di anima che appesantivano la leggerezza del viaggio.

E la cosa più importante che ho scoperto, il cardine di quell'esperienza, forse il vero motivo per cui il destino mi aveva portato fin lì, non è stata una rinnovata spiritualità, la percezione di un Santo o di un Dio.
No, lì ho scoperto gli oggetti!
Mi sono reso conto, camminando, che riuscivo ad essere perfettamente felice, pieno di vita e di entusiasmo, contento di un sorso d'acqua e dell'ombra di un albero, in armonia con me stesso e con gli altri, con gli occhi pieni di panorami incredibili ed il cuore pieno di amici indimenticabili, perchè mi muovevo nelle strade e nei giorni con i cinque chili di cose essenziali che avevo nello zaino e che condividevano la mia avventura.
Un coltellino, un po' di abiti, una borraccia con l'acqua, una torcia, un po' di frutta, un bastone con la conchiglia, un cappellino ed un fazzoletto … nient'altro. E con questi pochi oggetti ho conquistato un mondo meraviglioso fatto di strade, esseri umani, sudore, allegria, vesciche ai piedi, sete, poche docce (e spesso con acqua fredda), panini, forti compagni di Cammino, feste di paese, clacson degli automobilisti, zuppe d'aglio, poggia benedetta, paesini dietro la collina, leggere discese di riposo, canzoni inventate, inviti a cena, stanchezza.
Con ciò che avevo sulle spalle ho attraversato due nazioni e migliaia di sguardi, ho riempito il cuore di una soddisfazione che dura ancora oggi.
E poi, quando ho riaperto la porta di casa, ho guardato le tre tonnellate di mobili, libri, servizi di piatti, bomboniere polverose, quadri, carabattole e altre cianfrusaglie e ho dato il giusto valore alla loro inutilità! Cinque chili di bagaglio erano stati capaci di accompagnarmi lungo un mese di gioia, e tre tonnellate di oggetti inamovibili erano capaci solo di darmi un po' di confortevole immobilità!
E' da allora che le cose, gli oggetti, non mi legano più; certo, non è che ora vivo nudo e sotto una tenda, o rinuncio ad un libro o a un bel film. Ammetto perfino di muovermi spesso in macchina, posseggo un computer ed una macchina fotografica, nonché vestiti, una moto e anche un cellulare.
Ma non sono disposto ad essere appesantito dai miei oggetti, non mi lascio più condizionare dal loro prezzo perchè ormai ne ho scoperto lo scarso valore e non mi dispero se si rompono, spariscono o non me li restituisco; potrei rinunciare a loro senza drammi e, in alcuni casi, con sollievo, perfino!
Cercando Santiago ho dimenticato le cose, arrivato lì ho scoperto una nuova, più leggera libertà.

Commenti

Post popolari in questo blog

Vinti di guerra

(Al)lunga vita, nipoti!

Finito lo iato?