Porno Smilla

Qualche anno fa lessi, e mi piacque tanto, “Il senso di Smilla per la neve”. Era una strana storia e credo fosse uno dei primi romanzi noir proveniente dall’estremo nord dell’Europa; ebbe comunque una buona accoglienza di critica e di pubblico e da lì iniziò il successo del genere nordico/poliziesco.
Non ricordo più i particolari della vicenda (sono passati tanti anni) ma ricordo ancora la sorpresa, condivisa da molti altri lettori, nello scoprire che in Groenlandia c’è una vera cultura della neve (e come poteva essere altrimenti!); gli abitanti delle desolate terre oltre il Circolo Polare ne distinguono non so quanti tipi, ed ognuno di essi ha un nome proprio, ben preciso ed inequivocabile e che riassume in un unico vocabolo descrizioni per noi minute e lunghissime.

Ma questa strana prolissità descrittiva non sorprende un linguista: per lui è evidente che un elemento così forte su cui si basa la vita, la caccia, la morte e l’ambiente, presente nei loro sguardi undici mesi l’anno e che condiziona la sopravvivenza non può far altro che essere analizzato, controllato ed espresso che con estrema attenzione e precisione.

Quando mi è apparso improvvisamente questo ricordo, inconsciamente l’ho paragonato ad un altro, e di tutt’altro tipo: qualche tempo fa alcuni comici italiani, sia in spettacoli teatrali che televisivi (!), si sono divertiti a recitare, quasi fosse una poesia, tutti i sinonimi degli organi sessuali maschili e femminili, traendoli dalla cultura italiana di dialetti, storie, modi di dire, proverbi popolari, termini medici, circonlocuzioni, tabù ecc. ecc.
Non vorrei sbagliare, ma credo che tra tutti e due si superassero abbondantemente il centinaio di termini, adatti a tutti i contesti e a tutti i dialetti, un’orgia di sesso orale (sic!) che (questo sì) dovrebbe sorprendere, far sorridere ed infine preoccupare.

Che ne direbbe infatti un linguista? Troverebbe un nesso tra queste così diverse abbondanze semantiche tra noi e gli Inuit?
E che tipo di legame questo dimostra con la cultura italiana? Ne rappresenta qualcosa, la condiziona in qualcosa? E se magari le nostre vere importanze, accumulate nei secoli di lingua, fossero solo queste? C’è un senso (o anche un controsenso) con il pudore ostentato (e quindi segretamente sbandierato) dell’arte più o meno sacra? Possibile che, se il linguista avesse ragione, il sesso sia stato (ed ancora è) una delle cose più importanti del nostro contesto sociale, politico e culturale?

Commenti

  1. Se il nostro "amato" premier dovesse leggere questo post, sicuramente la sua risposta sarebbe più che affermativa.
    In secondo punto già in Dante e Boccaccio, Marino(soprattutto)e perché no, anche un po' in Petrarca, il sesso, magari in maniera elegante, dignitosa e mai volgare (a detta dei letterati e moralisti)è stato la causa di non so quante sviolinate e melense poesie.
    Anche nelle favole per bambini il sesso è evidente, ricordo di aver letto un libro in proposito, qualche esempio: il bosco-perdizione, la bacchetta magica, e gli animali del bosco - simboli fallici, etc.
    Per concludere, insomma, "tutto è sesso" come disse Freud. NO?!

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