C'è del marcio a Lampedusa


Amleto sarebbe d’accordo: accade qualcosa di strano (o, peggio, di perverso) nell’isola; non si riesce a capire come mai poco meno di diecimila persone abbiano generato tanto caos e siano state contemporaneamente vittime di un’organizzazione (dis)umanitaria e carnefici delle nostre sicurezze.

Ma andiamo con ordine, tenendo presente alcuni numeri storici e statistici ricavati semplicemente connettendosi al sito delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), al sito del Ministero degli Interni ed ai siti di quelle Associazioni che a vario titolo assistono i cosiddetti “clandestini”. Già da qui si nota qualcosa di strano: in Italia, nel 2009, c'erano 55.000 profughi; ma erano 196.000 in Francia e più di 80.000 in Svezia!

Nel caso dell'Italia, il flusso di sbarchi è presente, con una certa consistenza, da molti anni a questa parte; è stato molto variabile, arrivando anche a circa 23.000 profughi nel 2005 per finire con l’attuale assalto, ma considerate le differenze sociali, politiche ed economiche tra Europa e Nordafrica, sarà comunque continuo ed inarrestabile; potrà, al massimo, essere regolamentato a livello nazionale ed internazionale, ma è e sarà sempre una situazione con cui l'Italia e l’Europa dovranno fare i conti.

Detto questo, la prima colpa del Governo italiano è che, pur consapevole dei rischi e delle tendenze migratorie, non ha mai programmato una serie di interventi sociali ed economici per poter gestire questi flussi; tra l'altro, anche solo creare i CPT di capienza così limitata e dalle risorse così scarse è una dimostrazione di miopia che tutti gli abitanti di Lampedusa, residenti e profughi, stanno pagando.
Una nazione che accoglie milioni di turisti ogni anno e che vuole (e sa) organizzare Olimpiadi e campionati sportivi di livello internazionale, non può essere messa in crisi da qualche migliaia di persone; ma, se la differenza di trattamento fosse solo nel denaro che con questi disperati non arriva, staremmo mostrando al mondo la nostra faccia cinica e peggiore.
Infine, considerata la giovane età dei profughi, opporsi alla loro presenza in Italia vuol dire condannarsi ad essere un paese sempre più vecchio, con tutto quel che ne consegue in termini di lavoro, di futuro e di futuro del lavoro.

Ed ecco il punto: io credo tutto questo sia stato creato apposta, credo cioè che sia in corso un’opera di sfruttamento mediatico di questa situazione e che si stia facendo di tutto per NON risolverla e, anzi, per farla esplodere.
In una società in cui già c’è un uso ideologico del “diverso”, agitato come spauracchio e distruttore di un ordinamento sociale basato sulla stabilità della borghesia, un ulteriore
elemento di presunta destabilizzazione serve solo a rafforzare queste paure viscerali e popolari in funzione di chi (già con un potere di leader, di partito o di imprenditore) o vuole spostare l’attenzione da altre questioni o vuole riaffermarsi o presentarsi come unico e forte “difensore” dagli assalti di questi nuovi barbari.

Questo spiega le deliranti parole di alcuni nostri parlamentari, le notizie di assalti biblici alle nostre coste, gli escamotage sui permessi temporanei, le accuse ad altri Paesi UE che non vogliono farsi carico delle nostre incapacità, l’accento catastrofico sulle fughe da una situazione logisticamente insopportabile, il battage sulle difficoltà di distribuire e far accogliere questa umanità disperata in altre parti d’Italia.

E cosa ci guadagna il Governo con questa paura popolare?
Innanzi tutto, una distrazione da problemi ben più gravi: pilotando l'attenzione verso la paura, la si distoglie da altre gravi questioni che vanno dal ridicolo privato alla Giustizia, passando per l'incapacità di governare, la compravendita di parlamentari ed i tagli alle risorse scolastiche e sanitarie.
Mi viene da pensare che certe tragedie umane, che imperscrutabilmente Dio ci manda con amore per spingerci verso la santità, siano accolte da qualcuno con amorosa gratitudine (e con qualche risata telefonica) con scopi che hanno poco di imperscrutabile e molto di discutibile

Insomma, vogliamo renderci conto che c’è qualcuno “cui Lampedusa prodest”?

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