(Co)scienza e religione

Seguo la vicenda delle affermazioni a sfondo religioso del vicepresidente del CNR così come sono riportate dai giornali, e quindi con certo beneficio d’inventario, però sono comunque basito per quello che sta accadendo (e che si sta dicendo) intorno a certe affermazioni ed a certe situazioni.

Stabilito che in Italia c’è libertà di parola e che la religione, checché ne dica l’interessato, è un fatto esclusivamente privato, a nessuno può essere negato il diritto di esprimere le proprie convinzioni religiose (o le proprie versioni di fatti che riguardano la sfera spirituale) purchè le parole dette non siano reato.

Il fatto è che le parole dette (ai microfoni di una radio privata e ai giornalisti che l’intervistavano) affondano la credibilità scientifica internazionale del CNR, gettano il ridicolo sulla comunità cattolica, suscitano (o dovrebbero suscitare) un minimo di imbarazzo nei politici che lo hanno scelto (N.d.A. Però l'imbarazzo oggi non va di moda in politica).
Ma a livello strettamente individuale, a parte la sua nobile ma inopportuna coerenza delle proprie idee, c’è un’ipocrisia di fondo che metterebbe (o dovrebbe mettere) in crisi la coscienza di qualsiasi galantuomo: come può un cristiano tanto verbalmente coerente accettare di rimanere al proprio posto quando tutto ciò che è prodotto dall’apparato che lui dirige, produce (e dimostra) fatti, risultati ed esperimenti che vanno esattamente in direzione opposta a ciò che lui afferma?
Se un uomo di carattere così adamantino non accetta compromessi con la propria fede ed accetta di essere cieco all’evidenza, in coscienza non può (né gli deve essere concesso) restare in un luogo in cui l’evidenza (dei fatti e delle teorie) è una ben diversa fede illuminata da quella razionalità che egli non accetta.

Ma se il mondo scientifico ha già preso le distanze da questa situazione ambigua, nulla s’è mosso nel mondo cattolico, che rischia, con la generalizzazione di cui gli Italiani sono capaci, di essere messo in ridicolo per un “coming out” inopportuno ed ostinato.
A tutt’oggi nessuna autorevole voce religiosa si è levata per un onesto “distinguo”, forse sperando che la voce isolata di questo umanista cristiano (al posto tecnicamente sbagliato) potesse rappresentare la dimostrazione che si può essere allo stesso tempo “scienziati” e cattolici, ma questo goffo tentativo è, al contrario, l’evidenza di una incompatibilità irriducibile di cui la Chiesa dovrebbe onestamente tener conto per evitare guai maggiori.

Ma Galileo ci ha insegnato qualcosa?

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